apr
11
2011

La Corte boccia la Regione Basilicata in tema di energia

(Fonte OLA )11 aprile 2011

In tema energetico, ancora una volta, La Corte Costituzionale – con  sentenza n.107 del 23 marzo 2011, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale  del 6 aprile scorso – ha bocciato la  Regione Basilicata in materia di  energia. Ad essere rigettati sono stati quei criteri, giudicati troppo  permissivi, inerenti l’applicazione della Dia (Dichiarazione inizio  attività) agli impianti energetici per microgenerazione eolica e  fotovoltaica. La suddetta sentenza dichiarando l’incostituzionalità  dell’articolo 3, comma 1, dei paragrafi i e iii della Legge regionale  21/2010 – unitamente alla modifica del terzo e quinto capoverso  dell’appendice A del Piear (Piano di indirizzo energetico ambientale  regionale) – boccia, di fatto, le disposizioni regionali che aumentano  le soglie massime entro le quali è consentita l’effettuazione degli  interventi di installazione di impianti da fonte rinnovabile tramite  Dia comunale, violando così l’articolo 12, comma 5, del Decreto  legislativo 387/2003 e tabella A allegata.

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista), a seguito di questa  sentenza, chiede  all’Ufficio Energia del Dipartimento Attività  Produttive della Regione Basilicata una nuova verifica urgente di  conformità alla normativa nazionale dei progetti già  autorizzati dai  Comuni con le Dia, a partire da quelle richieste che sarebbero state 
fatte ed ottenute per recinzioni che, in seguito, sarebbero state  “perfezionate” dalle società in richieste Dia per impianti  fotovoltaici e/o eolici, provvedendo a pubblicare sul sito della  Regione Basilicata un dettagliato elenco.

Secondo la OLA non é ammissibile consentire questo ennesimo far-west  energetico, indotto questa volta da norme in contrasto con quelle  nazionali, determinando una deregulation che favorisce la conquista  dei terreni agricoli e delle montagne lucane, in una incontrollata  corsa speculativa per realizzare una selva industriale di silicio e  pale eoliche, gestite dalle società private a responsabilità limitata.

Tutto ciò mentre restano fuori dagli incentivi pubblici i veri  produttori-fruitori dell’energia pulita, ovvero le aziende agricole,  le piccole e medie imprese produttive, le famiglie e gli enti  pubblici. Ovvero, il reale tessuto economico e sociale del territorio.

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